Cavalleria rusticana | Pietro Mascagni
Spettacolo abbinato a Pagliacci
Un atto unico fulminante, un viaggio nella psiche di una donna tradita, preda di rabbia e senso di abbandono, sentimenti che risvegliano antichi sanguinari codici d’onore. Se l’omonima novella di Verga ha segnato col tempo l’immaginario di tutti i drammi della gelosia siciliani, lo si deve anche alla musica di Pietro Mascagni: schietta, immediata, ruvida, con una lucentezza speciale nell’evocare il paesaggio del piccolo centro di Vizzini e una brusca violenza nell’esplosione delle passioni. L’effetto di schianto emotivo su chi ascolta dura sin da quando, per dirla con Sciascia, «il grido “hanno ammazzato cumpari Turiddu” aveva per la prima volta abbrividito il filo della schiena agli appassionati del teatro d’opera».
Nata nel 1890 come candidata a un concorso della casa editrice Sonzogno, Cavalleria rusticana conobbe un successo enorme: il suo autore, esordiente, divenne famoso all’istante e la partitura suscitò l’interesse di musicisti come Gustav Mahler. Nasce qui il verismo musicale, alla cui esplorazione Andrea Battistoni è dedito da anni come interprete sensibile sul podio, ora come Direttore musicale del Regio. La parte di Santuzza, tra le più trascinanti del repertorio italiano, è affidata a Ekaterina Semenchuk, una delle interpreti di riferimento del personaggio nei maggiori teatri del mondo. In scena il primo dei quattro nuovi allestimenti del progetto Verismo, che affida a Daniele Menghini le opere di Mascagni e a Francesco Micheli quelle di Leoncavallo. Due generazioni di registi chiamati a condividere la serata e il progetto.
Conferenza-Concerto: Mercoledì 14 ottobre ore 18 - Piccolo Regio Puccini
Melodramma in un atto
Personaggi e interpreti
Ekaterina Semenchuk
Maria Teresa Leva
Ivan Gyngazov
Amadi Lagha
Ariun Ganbaatar
Simone Piazzola
Elena Zilio
Agostina Smimmero
Veta Pilipenko
Calendario rappresentazioni
Luogo di svolgimento: Teatro Regio Calendario completo
Argomento
atto
È la domenica di Pasqua, in un paese della Sicilia. Turiddu canta una serenata a Lola, con la quale ha trascorso la notte approfittando dell’assenza del marito, l’agiato carrettiere Alfio.
La piazza del paese si va animando. Santuzza, fidanzata di Turiddu, si reca a salutare la futura suocera Lucia, l’ostessa del paese. Lucia crede che Turiddu non sia ancora rientrato da un paese vicino, dove si è recato a comperare del vino, ed è perplessa nel sentir dire da Santuzza che il giovane e stato visto in paese a tarda notte. Sopraggiunge Alfio, che si ferma all’osteria, e conversando con Lucia riferisce casualmente di aver visto Turiddu nei pressi della propria abitazione. Lucia ha un moto di sorpresa, ma viene zittita da Santuzza. Intanto i paesani si avviano alla solenne funzione pasquale. Tutti entrano in chiesa, tranne Santuzza e Lucia, che chiede alla giovane perché le abbia fatto segno di tacere. Santuzza confida a Lucia tutta la propria angoscia: Turiddu, che prima di partire per il servizio militare era fidanzato con Lola, ritrovandola sposata con Alfio aveva tentato di dimenticarla intrecciando un’altra relazione; Santuzza gli aveva ceduto, e ora che Lola e Turiddu si amano nuovamente è una donna disonorata e priva di prospettive. Sconvolta, Lucia implora la Madonna perché protegga Santuzza, e si avvia alla chiesa.
Santuzza affronta Turiddu: gli rinfaccia il tradimento, ma e disposta al perdono. Turiddu, freddamente, si dichiara infastidito dalla sua gelosia. Sopraggiunge quindi Lola, che si reca alla messa: la donna ostenta un atteggiamento provocatorio nei confronti di Santuzza. Allontanatasi Lola, il confronto tra Santuzza e Turiddu prosegue sempre più teso. Santuzza lo scongiura di non abbandonarla, ma Turiddu la respinge rozzamente, e si rifugia in chiesa. Santuzza lo maledice, e si accascia in preda all’angoscia. Subito dopo appare Alfio: Santuzza, in preda all’ira, gli rivela il tradimento della moglie. Alfio promette di vendicarsi, e Santuzza si rende conto di essersi comportata in modo irreparabilmente avventato.
Terminata la messa, Turiddu invita i paesani per un brindisi. Ma quando offre da bere ad Alfio, il suo rifiuto ha inequivocabilmente il significato di una sfida. Turiddu, secondo l’usanza, l’accetta abbracciando il rivale e mordendogli l’orecchio. Riconosce il proprio torto ed esprime la propria preoccupazione per la sorte di Santuzza nel caso avesse la peggio; chiama quindi mamma Lucia, le chiede una benedizione e la promessa di prendersi cura di Santuzza, e, dopo averla baciata affettuosamente, si allontana per raggiungere il luogo della sfida. Lucia, che non sa che cosa sia accaduto, e inquieta: Santuzza la raggiunge e la abbraccia per consolarla. A poco a poco la piazza si popola: cresce l’agitazione e i paesani si scambiano sguardi preoccupati, finche, in lontananza, si ode una donna gridare che Turiddu è stato ucciso.