Salome | Richard Strauss
L’episodio biblico è noto: durante un banchetto, la principessa Salomè danza per Erode ed egli in cambio le promette qualsiasi cosa; la ragazza chiede e ottiene la testa di Giovanni Battista. Nel 1891, Oscar Wilde trasse dalla vicenda un dramma, arricchito di elementi nuovi, che ebbe molto successo in Germania e consolidò l’immagine di Salomè come connubio di innocenza e perversione. Richard Strauss, in cerca di un soggetto per una nuova opera, non se la fece scappare e mise in musica il testo di Wilde (tradotto in tedesco) così com’era, con poche lievi modifiche.
Un anno dopo lo scandalo della prima assoluta a Dresda nel 1905, Strauss diresse la prima rappresentazione fuori dai Paesi di lingua tedesca di Salome al Teatro Regio, che ora la ripropone diretta da Axel Kober, di ritorno in Italia dopo averla già diretta con successo al Teatro alla Scala nel 2023. Kornél Mundruczó, regista cinematografico attivo da un decennio anche all’opera, firma un allestimento surrealista ambientato nell’era di Trump, con il soprano Johanni van Oostrum nel title role attorniata da una compagnia di cantanti di primo livello, tra cui John Daszak, Jennifer Larmore e Gábor Bretz.
Sono passati centovent’anni da quel primo scandalo e Salome non ha mai cessato di sedurre per le novità del suo linguaggio dissonante, le linee Jugendstil, la sensualità della Danza dei sette veli e l’atmosfera allucinata in cui Strauss immerge la reggia da incubo di Erode, trascinando personaggi e pubblico in un gorgo senza uscita. Nulla di simile si era mai udito prima.
Conferenza-Concerto: Mercoledì 31 marzo ore 18 - Foyer Toro
Dramma in un atto
Personaggi e interpreti
Johanni Van Oostrum
John Daszak
Jennifer Larmore
Gàbor Bretz
Matthew Newlin
Ena Pongrac
Florian Panzieri
Michael Smallwood
Alexander Marev
Emanuel Tomljenovic
Karl Huml
Vladimir Sazdovski
Yiorgo Ioannou
Dohoon Lee (Regio Ensemble)
Calendario rappresentazioni
Luogo di svolgimento: Teatro Regio Calendario completo
Argomento
atto
Una grande terrazza nella reggia di Erode a Gerusalemme.
Scena I
In una notte rischiarata dalla luna Narraboth, giovane capitano delle guardie, rivolge lo sguardo alla sala dove Erode ha riunito a banchetto i suoi cortigiani, contemplando estasiato Salome. Mentre due soldati di guardia alla cisterna in cui è imprigionato il profeta Jochanaan commentano con disprezzo le dispute religiose che si accendono tra i giudei, il paggio di Erodiade invita Narraboth a non farsi ammaliare dalla pericolosa bellezza della giovane principessa. Quando la voce di Jochanaan annuncia l’avvento del Messia, i soldati discutono se egli sia un santo oppure un folle: in ogni caso, ligi agli ordini del re, impediscono a un cappadoce di incontrare il profeta.
Scena II
Salome, infastidita dagli sguardi concupiscenti del patrigno Erode, ha abbandonato la sala del banchetto. Attratta dalla voce di Jochanaan, ignora lo schiavo che le riferisce l’invito di Erode a tornare nella sala. Poiché i soldati rifiutano di esaudire la sua richiesta di vedere il prigioniero, Salome si rivolge con fare suadente a Narraboth, che si lascia facilmente persuadere a ordinare alle guardie di condurre Jochanaan al cospetto della principessa.
Scena III
Condotto fuori dalla cisterna, Jochanaan lancia i suoi strali contro l’immoralità di Erode e di sua moglie, la regina Erodiade. Eppure Salome è affascinata dalla profondità del suo sguardo: sorda alle esortazioni di Narraboth che vorrebbe allontanarla, dichiara il proprio nome al profeta, che la maledice come discendente di una stirpe viziata dal peccato. Salome, attirata dal corpo «bianco come la neve» del profeta, vorrebbe toccarlo. Jochanaan la respinge con orrore, ma Salome insiste: vorrebbe accarezzare i suoi capelli, desidera le sue labbra. Narraboth la scongiura di non rivolgere simili parole a quell’uomo; poi, sconvolto dal parossismo erotico della ragazza, di cui è perdutamente innamorato, estrae il pugnale, e si uccide. Salome, come se non si fosse accorta di nulla, continua a chiedere al profeta di baciarla. Jochanaan esorta la giovane a incontrare colui che, solo, potrebbe salvarla e che ora si trova sul mare di Galilea, su un battello, in compagnia dei suoi discepoli. La invita a gettarsi ai suoi piedi per chiedere la remissione dei propri peccati. Ma poiché Salome insiste nel suo atteggiamento, Jochanaan la maledice e rientra nella cisterna.
Scena IV
Intanto Erode, lasciato il banchetto, è alla ricerca di Salome, per quanto Erodiade lo inviti a non pensare alla figliastra. Erode scivola sul sangue di Narraboth: riconoscendo nel cadavere il bell’ufficiale che illanguidiva alla vista di Salome, ordina che venga condotto via. In preda a un’allucinazione, afferma di sentire il soffio del vento e un battito di ali: Erodiade lo rimprovera di essersi lasciato ammaliare fino alla follia da Salome. Erode cerca di lusingare Salome, che resta completamente indifferente, suscitando invece la crescente ira di Erodiade. Ancora una volta risuona la voce del profeta: Erodiade vorrebbe che venisse zittito, e quando Erode ribatte che Jochanaan è un grande profeta, la regina gli rinfaccia di temerlo, e gli suggerisce di consegnarlo ai giudei. A questo punto cinque giudei intervengono con una disquisizione teologica, contestando il fatto che Jochanaan possa avere visto Dio. La voce di Jochanaan risuona ancora, annunciando la venuta del Salvatore, e due nazareni intervengono in sua difesa, sostenendo la veridicità delle sue affermazioni e testimoniando i miracoli compiuti dal Messia annunciato dal profeta. Jochanaan, dalla cisterna, inveisce nuovamente contro Erodiade, che ancora una volta chiede a Erode che ordini di farlo tacere. Ma Erode non le dà ascolto, e, mentre dalla cisterna continuano a echeggiare le invettive del profeta, chiede a Salome di danzare per lui: in preda al delirio, promette di concederle in cambio qualunque cosa ella desideri. Per quanto la madre cerchi di dissuaderla, Salome esegue una danza sensuale, spogliandosi di sette veli, ed infine si getta, nuda, ai piedi di Erode. Quando l’estasiato Tetrarca le domanda cosa desideri come ricompensa, Salome chiede che le sia portata, su un vassoio d’argento, la testa di Jochanaan: per il proprio piacere, aggiunge, non per assecondare il desiderio di vendetta della madre. Erodiade a sua volta ricorda al superstizioso marito, terrorizzato dall’idea che la morte del profeta possa attirare su di lui la sciagura, il giuramento pronunciato davanti a tutti. Erode tenta di far cambiare idea alla figliastra proponendole in cambio gemme, tesori, qualunque cosa desideri: perfino – aggiunge suscitando lo sdegno dei giudei presenti – il Velo del Tempio. Ma Salome è irremovibile nel pretendere la testa del profeta. Terrorizzato fino al delirio, Erode è costretto ad acconsentire. Il boia scende nella cisterna. Salome è perplessa perché non si odono suoni né grida: ma dall’oscurità riemerge il boia, portando il capo mozzo del profeta. Afferrata la testa di Jochanaan, Salome le rivolge frasi infuocate da un’insana passione, e infine ne bacia le labbra. Erode è sconvolto dall’orrore per la scena cui ha assistito. Erodiade rifiuta di ritirarsi con lui negli appartamenti reali e dichiara di approvare il comportamento della figlia. Mentre Salome dà voce alla propria macabra esultanza, il Tetrarca, allontanandosi, ordina ai soldati di ucciderla.